Da citare l’avvincente scena sul monte Rushmore, una delle più famose ambientazioni di Hitchcock, la realizzazione di un vecchio desiderio: «celebrare quelle facce gigantesche e impassibili» . A tal proposito ricordiamo i problemi che Hitchcock ebbe con la censura, proprio per l’utilizzo del Monte Rushmore e la «palese profanazione» ai presidenti americani, tanto che il direttore di un giornale, incollerito, suggerì: «Il signor Hitchcock torni a casa sua in Inghilterra e disegni persone che sgambettano sulla faccia della regina».
«A causa del veto governativo», spiegò più tardi Hitchcock «ci dissero in maniera tassativa che potevamo solo far scivolare i personaggi fra le teste dei presidenti. Dicevano che dopotutto quello era il santuario della democrazia» . Questo monumento tanto amato dagli americani, deve gran parte del suo fascino alla singolare fusione che in esso si realizza fra creazione umana e paesaggio, fra mondo animale, vegetale e minerale. «Gli enormi volti scolpiti sfumano nel paesaggio circostante che diviene la loro prosecuzione materiale […]. È come se la civiltà statunitense, non paga di eternare nella pietra i propri ideali, volesse perfino trasformarli in natura» .
Per le riprese in interno il regista si affidò a Robert Boyle (che aveva costruito i set di Sabotatori e Ombra del dubbio) e, nonostante dovettero utilizzare dei modellini al posto delle facce del Monte Rushmore «a condizione che apparissero solo di spalle, o la parte sotto il mento», i due riuscirono a lavorare alle inquadrature in maniera tale da non sacrificare nulla.

Ricorda Boyle: «Nessuno fra i registi con cui avevo lavorato conosceva così a fondo la tecnica cinematografica. Molti ne sapevano abbastanza, ma non avevano la sua capacità. Cercava sempre di esporre i fatti visivamente e non sprecava mai un fotogramma» . Nell’ultima scena Hitchcock beffa genialmente la censura: nuovamente insieme in un vagone letto, Roger abbraccia Eve e, mentre scorrono i titoli di coda, il treno si infila nel tunnel.

Con Vertigo e North by Nortwest Hitchcock concludeva due blocchi da quattro film: quattro con James Stewart e quattro con Cary Grant. Il personaggio di Stewart era quello che più si avvicinava alla rappresentazione di Hitchcock: l’immagine dell’attore, che in altre occasioni era stato un chiaro esempio hollywoodiano dell’uomo comune che diventa eroe, fu rimodellata dal regista per adattarla alla sua personale psiche. E da queste immagini emerge come Hitch considerasse se stesso: il teorico dell’omicidio in Rope, il vojer in Rear Window, il marito e padre protettivo (ma anche manipolatore) in The Man Who Knewn Too Much, l’inseguitore romantico e ossessionato in Vertigo.
Sono personaggi e ruoli che permisero a James Stewart di raggingere l’apice della sua carriera e a Hitchcock di avere un alter-ego che piacesse al pubblico.
Cary Grant, al contrario, rappresenta ciò che Hitchcock avrebbe voluto essere: il playboy gentile in Suspection, il salvatore di una donna che stava per distruggere in Notorius; l’eroe ingiustamente accusato che affascina la bellissima Grace Kelly in To Catch a Thief; l’agente pubblicitario continuamente in viaggio in, che conquista la bella Eve Marie Saint.